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Le rime del nostro Abbate Luiggi

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L'Abate Luigi (o, con accento romanesco, Abbate Luiggi), è una delle sei statue parlanti di Roma.

 

Dal 1924 si trova nuovamente in piazza Vidoni, sul muro laterale della Basilica di Sant'Andrea della Valle; tale collocazione è quella originaria, poiché la statua fu rinvenuta nelle fondazioni di Palazzo Vidoni, nell'area del Teatro di Pompeo. Nel corso del tempo è stata comunque trasferita alcune volte.

 

È una scultura di epoca tardo-romana, raffigurante probabilmente un alto magistrato. In mancanza di una precisa identificazione, il nomignolo gli è stato assegnato dalla fantasia popolare che, con la solita arguzia, trovava il personaggio particolarmente somigliante al sagrestano della vicina chiesa del Sudario, conosciuto appunto con quel nome.

 

Come le altre cinque è stata la “voce” di diverse pasquinate, le violente e spesso irriverenti satire indirizzate a colpire anche pesantemente e sempre in modo anonimo i personaggi pubblici più in vista nella Roma del XIV e XV secolo. Di questa sua caratteristica loquacità letteraria è testimonianza l'iscrizione che si trova sulla base della statua:

 

FUI DELL'ANTICA ROMA UN CITTADINO

ORA ABATE LUIGI OGNUN MI CHIAMA

CONQUISTAI CON MARFORIO E CON PASQUINO

NELLE SATIRE URBANE ETERNA FAMA

EBBI OFFESE, DISGRAZIE E SEPOLTURA

MA QUI VITA NOVELLA E ALFIN SICURA

 

Sulla sicurezza della vita novella l'epigrafe non sembra aver avuto ragione, poiché ha subìto, anche di recente, diversi atti di vandalismo, orientati soprattutto all'asportazione della testa, che è stata più volte sostituita. È in occasione di una “decapitazione” del 1966 che la statua parlò l'ultima volta, con una pasquinata indirizzata all'ignoto vandalo (ma non solo a lui):

 

O tu che m'arubbasti la capoccia

vedi d'ariportalla immantinente

sinnò, vòi véde? come fusse gnente

me manneno ar Governo. E ciò me scoccia.